Descrizione
Il fusto é costituito da un piede a polilobi mistilinei decorati con racemi e elementi vegetali e un fusto con lanterna esagonale decorata e vari segmenti, in parte di uguale lavorazione, con nodi emisferici e piriformi baccellati. Il fusto presenta, nella sua parte finale, un elemento a forma di piramide rovesciata esagonale su cui è collocata una teca cilindrica. Presenta motivi decoratici a grottesche con mascheroni, aquile, motivi vegetali, embricature e modanature.
Notizie storico critiche
Il reliquiario (Becherucci, 1969, II, pp. 248-249), contenente la reliquia relativa ad un osso di un dito di San Giovanni Battista, apparteneva al tesoro del Battistero e come tale veniva esposto in Battistero, sopra il dossale d’argento, durante le occasioni religiose più importanti di Firenze tra cui, naturalmente, quella che celebrava la festa di San Giovanni Battista. E’ noto, inoltre, che il tesoro, a causa della soppressione dell’opera di San Giovanni Battista nel 1770, passò alla fine del secolo all’opera di Santa Maria del Fiore confluendo così nel tesoro della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. La reliquia contenuta nel reliquiario viene descritta dal De Migliore (1684, pp.103-104), secondo il quale il frammento del dito del Santo sarebbe giunto a Firenze grazie ad un nobile fiorentino, Pepo di Arnoldo di messer Lapo Ruspi, di famiglia antichissima, che lo avrebbe ricevuto da un soldato dell’Imperatore di Costantinopoli. Questo fatto sarebbe avvenuto nel 1392, come dichiarano gli studiosi Richa (1757, V, p. XLVI) e Follini (1790, II, p.83). L’autenticità della reliquia è stata poi provata dal Gigli che, nei suoi Diari senesi, afferma che corrisponde alla mano del Santo donata a Siena da Pio II. Sembra però, da quanto precisa il Bicchi, che la mano non sia mancante di alcun dito anche se è difficile dimostrare tale ipotesi vista la copertura di stoffa e lamine metalliche della reliquia senese.Il primo studioso, invece, ad affrontare la questione dell’artista-esecutore dell’opera fu il Cocchi (1903, p56 e 1903, p.60) che cita un documento del 1397, desunto dagli spogli dei Libri dell’Arte della Mercanzia, in cui si notifica il pagamento nei confronti dell’orafo Matteo di Lorenzo per i reliquiari di San Giovanni. Il Cocchi descrive minuziosamente il reliquiario e lo attribuisce proprio all’orafo in questione, ipotesi confermata anche nel Catalogo della “Mostra del tesoro di Firenze sacra” del 1933. Inoltre, il reliquiario di San Giovanni, assai pregevole, presenta elementi analoghi ad alcune parti del reliquiario di San Simone Stilita; nelle due opere le parti quattrocentesche sembrano coincidere. La Becherucci nega l'ipotesi del Cocchi poiché ritiene che il reliquiario appartiene stilisticamente al Quattrocento per decorazione e per la la statuetta del Precursore, datata 1460 circa, che ricorda la statuetta di uguale soggetto posta nella parte posteriore del Tempietto della Croce d’Argento del Battistero eseguita da un collaboratore di Antonio Pollaiolo e con quella del reliquiario del Libretto che risale al terzo quarto del XV secolo. Maria Grazia Ciardi Dupré, nel catalogo dell’oreficeria fiorentina del Quattrocento (1977, p.334), dà valore comunque ad entrambe le ipotesi notando che il reliquiario, anche se rimaneggiato nel restauro settecentesco, potrebbe appartenere ad entrambi i secoli per differenze stilistiche e tecniche: per il piede e il fusto, con motivi a grottesche tarde, si ipotizza la fine del XV secolo e gli inizi del successivo; la parte superiore, per alcuni elementi come i contrafforti, di gusto più antico, si ipotizza il 1397. Queste considerazioni sono state spesso messe in dubbio poiché non si può ipotizzare una datazione trecentesca del reliquiario. Probabilmente, le discrepanze nella struttura, soprattutto nella teca, si possono attribuire a rimaneggiamenti subiti dal reliquiario nel tempo. Per questo reliquiario, infatti, si ipotizza un’unica datazione, seconda metà del Quattrocento, per la fitta decorazione a grottesche del piede e del fusto. Il Cocchi, inoltre, esclude anche l'attribuzione a Matteo di Lorenzo, a meno che non venga considerata la possibilità di posteriori lavori di ornamentazione e restauro.Il reliquiario è privo di sigilli esterni; un piccolo sigillo di ceralacca dell’arcivescovo Martelli è invece applicato sulla reliquia, intorno alla quale è applicato un polizzino di cartapecora con l’iscrizione, in caratteri gotici corsivi, “PARS DIGITI PRECURSORIS IH”. Il polizzino copre, impedendone la lettura, i caratteri greci che si intravedono incisi su un castone d’argento munito di cerniera, a guisa di bracciale.
L'opera é stata esposta presso il Convento di San Marco, nel 1933, in occasione dell'esposizione "Mostra del tesoro di Firenze sacra".
Relazione iconografico religiosa
Funzione del reliquiario è la degna conservazione ed esposizione della reliquia, generalmente frammenti di ossa o di altre parti del corpo, oppure oggetti ad essi appartenuti o frammenti di essi, ad esempio del vestiario, oppure ancora oggetti miracolosi. La reliquia e il suo culto si basano sulla fede nella risurrezione dei morti, ovvero sulla dottrina della risurrezione della carne e sulla convinzione che Dio non permette che il suo santo "veda la corruzione" (Sal. 16 [15], 10; At. 2, 27), e si fondano sulla credenza in una vita ulteriore e in una continuità di azione del defunto.