Oggetto e soggetto
Definizione
Rilievo
Denominazione/dedicazione
La Fortezza (lato sud)
Soggetti
- Fortezza
Cronologia
Secolo
XIV
Da
1343
A
1360
Motivazione cronologica
Bibliografia
Autore
Bottega di Andrea Pisano
Localizzazione geografica amministrativa
Denominazione
Museo dell'Opera del Duomo di Firenze
Complesso monumentale di appartenenza
Complesso monumentale di Santa Maria del FIore
Luogo
14_Galleria del Campanile di Giotto
Altre localizzazioni geografico-amministrative
Collocazione precedente
- Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore
- 2000
- 2013
- Sala delle formelle del Campanile
- Parete a sinistra dell'ingresso
- Collocazione Museo allestimento Zangheri Palterer
Collocazione precedente
- Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore
- 1969
- 2000
- Sala delle formelle del Campanile
- Parete di sinistra, seconda fila dal basso, prima formella da sinistra
Provenienza
- Campanile di Giotto
- 1343
- 1969
- Facciata sud
- In basso, secondo ordine di formelle
Rapporto
Stadio opera
Opera finale
Identificativi
Tipo di identificativo
Catalogo generale
Numero di identificativo di soprintendenza
09/00153311
Data di identificativo di soprintendenza
1980
Inventario 2005 dell'Opera
395
Fonti e documenti di riferimento
Bibliografia
- Schlosser J.
- Giusto’s Fresken in Padua und die Vorläufer der Stanza della Segnatura, in "Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien"
- 1896
- pp. 37-76
- Toesca I.
- Andrea e Nino Pisani
- 1950
- pp. 28-41
- Toesca P.
- Il Trecento, in Storia dell'arte classica e italiana
- 1951
- p. 309
- Pope-Hennessy J. W.
- Italian Gothic Sculpture
- 1963
- pp. 193, 245
- Becherucci L.
- Andrea Pisano nel Campanile di Giotto
- 1965
- pp. 1-3
- Becherucci L.
- La bottega pisana di Andrea da Pontedera, in "Mitteilungen des Kunsthistorichen Institutes Florenz"
- 1965
- p. 227
- Becherucci L. / Brunetti G.
- Museo dell'Opera del Duomo a Firenze
- 1969-1970
- pp. 233-240
- Paolucci A. (a cura di Verdon T.)
- I rilievi del Campanile: una teologia del lavoro, in La Cattedrale di Santa Maria del Fiore, in Alla riscoperta di Piazza del Duomo in Firenze: saggi per una lettura storico-artistico-religiosa dei suoi monumenti
- 1993
- pp. 64-84
- Verdon T. (a cura di)
- Il Campanile di Giotto, in Alla riscoperta di piazza del Duomo in Firenze: saggi per una lettura storico-artistico-religiosa dei suoi monumenti
- 1994
- pp. 84-115
- Carlotti M./ Cattolico M.
- L'uomo che lavora: il ciclo delle formelle del Campanile di Giotto
- 2001
- pp. 12-14, 20
- Carlotti M.
- Il lavoro e l'ideale: il ciclo delle formelle del Campanile di Giotto
- 2008
- pp. 39, 60-61
- Simari M. M. (a cura di Fabbri L./ Giusti A.)
- Dal Campanile al Museo: il viaggio lungo duecento passi del ciclo scultoreo delle formelle, in “E l’informe si fa forma…": studi intorno a Santa Maria del Fiore in ricordo di Patrizio Osticrezi
- 2012
- pp. 265-270
Relazioni
Descrizione
Rilievo di forma romboidale in marmo e lamelle di maiolica azzurra con la raffigurazione di una giovane donna con una lunga veste ed il capo coperto dalla pelle di leone, seduta su una sorta di panca la donna solleva la clava con la mano destra e tiene uno scudo nella mano sinistra.
Notizie storico critiche
Il rilievo con la raffigurazione della Fortezza fa parte dell'insieme dei rilievi romboidali con le Virtu' che decoravano il secondo ordine della facciata sud del Campanile di Giotto. In passato la decorazione plastica del Campanile fu attribuita erroneamente a Giotto che si occupò del progetto del Campanile, ma che si limitò alla sola ideazione della decorazione plastica poi realizzata da Andrea Pisano ed aiuti (Becherucci, 1965). Andrea Pisano iniziò a lavorare ai rilievi dopo aver già eseguito le porte bronzee del Battistero e diresse i lavori del Campanile fino agli anni Quaranta quando fu sostituito da Francesco Talenti. La realizzazione dei rilievi si dovrebbe suddividere in due fasi, una prima fase che si concluse nel 1343 e che interessò i rilievi della facciata ovest (rilievi della Genesi e "Tubalcain"); la seconda fase dei lavori andrebbe dal 1348 al 1350 quando Andrea Pisano avrebbe realizzato gli esagoni che raffigurano la Venatio sino alle tre Arti, lasciando l'esecuzione dei rilievi dell'ordine superiore agli aiuti. Secondo la Becherucci i rilievi con la raffigurazione delle Virtu' furono realizzati dai seguaci dello scultore Andrea Pisano probabilmente dopo la partenza di questi nel 1343 e l'assunzione della direzione della fabbrica del campanile da parte di Francesco Talenti (Becherucci, 1985). Successivamente vennero realizzate le losanghe con i Sacramenti dallo scultore Alberto Arnoldi e nel 1431 vennero commissionati cinque rilievi esagonali a Luca della Robbia. Dal 1964 al 1970 le formelle del Campanile furono sostituite con calchi in marmo artificiale (cemento bianco e polvere di marmo), uno speciale materiale plastico di fabbricazione tedesca che ne garantiva una riproduzione fedele, gli originali furono spostati all’interno del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore.
Relazione iconografico religiosa
I rilievi di forma romboidale della facciata sud del Campanile di Giotto raffigurano le Virtù prima quelle teologali: Fede, Carità e Speranza e poi le Virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza tali immagini vengono inserite nella complessa decorazione scultorea del Campanile in relazione alle formelle esagonali. Verdon ricorda le parole di San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae : “poiché la sostanza di Dio è la sua azione, la somma assimilazione dell’essere umano a Dio avviene secondo l’operazione… il fine della vita umana consiste in un operazione”, San Tommaso vuole dire che la virtù è ordinata all’agire ed insegna all’uomo come affrontare la realtà, questa visione spiegherebbe la scelta di collocare le Virtù sopra le arti evolute (Verdon, 1994). Come ricorda Paolucci l'incivilimento umano che nasce dal lavoro, si perfeziona nelle arti, nelle tecniche, nelle scienze umane ed è condizionato dai Pianeti, ma è corretto dalle Virtù, ben poco sarebbe senza la Grazia che rende l'uomo simile a Dio e partecipe della beatitudine eterna (Paolucci, 1993). La Fortezza è la virtù che assicura la fermezza nelle difficoltà e la costanza nella ricerca del bene, giungendo fino alla capacità dell'eventuale sacrificio della propria vita per una giusta causa; in arte gli attributi più ricorrenti con cui viene raffigurata la Fortezza sono: la clava, la spada, lo scudo, la bandiera della vittoria ed il leone. Il programma iconografico che sta alla base della decorazione scultorea del Campanile di Giotto fu ispirato secondo lo Schlosser dall'Etymologiae di Isidoro di Siviglia, Li livres du tresor di Brunetto Latini e lo Speculum di Vincenzo Beauvais, le formelle esagonali illustrano le attività umane divise dalla Scolastica in Artes Mechanicae, Artes Liberales e Arti della Virtus, nell'ordine superiore sono raffigurate le arti del Trivio e del Quadrivio tramite le quali l'uomo è nuovamente degno della redenzione alla quale poi alludono le statue superiori con i Re, Profeti, Sibille e Patriarchi; le Virtù cardinalie teologali rappresenterebbero le forze morali che insieme alle forze elementari (rappresentate dai pianeti sulla facciata nord) e le forze spirituali (rappresentate dalle arti liberali sulla facciata est) guiderebbero il lavoro dell'uomo verso la redenzione (Schlosser, 1896). Secondo Timothy Verdon l'ispiratore del ciclo fu uno scrittore fiorentino Fra Remigio de'Girolami, domenicano di Santa Maria Novella, che la tradizione ritiene maestro di Dante e che fu allievo di Tommaso d'Aquino; il testo utile per capire il programma iconografico della decorazione scultorea del Campanile è il suo Contra falsos ecclesie professores dove Fra Remigio esprime la teoria che la Chiesa Cattolica "conosce" tutte le discipline del sapere umano e ne mette in risalto la loro funzione rivelatrice della perfezione di Cristo (Verdon, 1994). La decorazione scultorea del Campanile risponde ad un programma iconografico legato ai programmi iconografici con cui erano state progettate e realizzate le opere degli altri monumenti della Piazza del Duomo: i mosaici del Battistero conclusi nel XIII secolo che esprimevano una prima catechesi che mirava ad introdurre il fedele a tutta la lunga storia della salvezza; seguito dal programma iconografico pensato per la facciata del Duomo che parlava della vita di Maria mediatrice della Redenzione. Il programma iconografico del Campanile è il più difficile da comprendere, i primi sette rilievi rappresentano prima l'operosità di Dio che crea Adamo e poi Eva e poi l'opera degli uomini che lavorano la terra, seguiti dalle formelle che raccontano la nascita delle attività umane partendo dai primi lavori primordiali secondo la Genesi, raffigurandone i loro fondatori biblici: Jabal, Jubal, Tubalcain fino a Noè. A queste formelle seguono le losanghe con i pianeti, perchè secondo la mentalità medievale i lavori dell'uomo subiscono l'influsso degli astri e dei pianeti ed infine seguono le immagini delle Virtù che insegnano all'uomo a trasformare la realtà. Sul lato nord del Campanile si trovano le losanghe con la raffigurazione dei Sacramenti che rappresentano il culmine della visione "cattolica" universale in cui viene offerta "la totalità delle conoscenze", nella consapevolezza che il principio di ogni verità e di ogni forma di esistenza è Dio stesso come ricorda Fra Remigio (Verdon, 1994).
Dati tecnici
Materiali
Marmo/ ceramica
Tecnica
Scultura/ smaltatura
Misure
- Altezza: 86 cm; Larghezza: 63 cm; Profondità: 12 cm;
Restauri
Restauro
- Data: Luglio 2013- Gennaio 2014
- Situazione: Durante il restauro è stata effettuata la completa rimozione delle croste nere fino ad arrivare ad una sottile pellicola costituito generalmente da un film di ossalato di calcio direttamente in contatto con la superficie scolpita. Questo strato di ossalato di calcio continuo è, in questo caso, una testimonianza della lavorazione superficiale originale e/o dovuto ad atti di manutenzione continui mentre la scultura era ancora integrata nel complesso architettonico. Il restauro è consistito in una pulitura eseguita in maniera estremamente graduale con agenti di pulitura testati ad adatti ad ogni singola sostanza sovrapposta sulla superficie, ma che interferiscano il meno possibile con la situazione sottostante. A causa della situazione particolare delle superficie e l'estremo stato del degrado si è prevenuto una metodologia di pulitura con l'uso del laser adoperato con altri sistemi più tradizionale, come ad esempio l'uso di resina scambio ionico e di solventi estremamente blandi, non reattivi e a bassa ritenzione seguito ad una rifinitura meccanica con l'uso del bisturi L'uso combinato di entrambi i sistemi in modo da riuscire a mantenere integra la distribuzione naturale della "patina," che cambia la sua intensità di tono da punto a punto a seconda della lavorazione stessa di ogni superficie e della posizione di ogni volume sul campo del rilievo. Prove di pulitura utilizzando diversi livelli di potenza del laser, eseguite contemporaneamente su diverse superfici dell'opera, sono state necessarie per determinare la continuità di spessore e gli effetti tonali fra le diverse parti. Il restauro è stato eseguito in diverse fasi: Rimozione delle stratificazioni di accumulo di sostanze provenienti dall'atmosfera (materiale incoerente e solfatazione) tramite ripetute applicazioni di impacchi di carbonato d'ammonio in polpa di carta a concentrazione satura e/o impacchi di resina a scambio ionico. Rimozione meccanica di vecchie stuccature in cemento. Assottigliamento e/o riduzione delle stratificazioni di ossalati con bisturi e Laser. Rimozione meccanica (bisturi) parziale e/o totale di stratificazioni gessose dalle superfici scolpite. Consolidamenti localizzati con iniezioni di resina acril-siliconica. Piccole stuccature e sigillature. Rifinitura e ritocco pittorico. Protezione finale A causa della sequenza stratigrafica degli ossalati al di sotto della solfatazione e dei problemi legati alla loro genesi e interpretazione, sono state eseguite prove di pulitura con sistemi e metodologie diverse su tutta l'opera. Lo scopo delle prove è stato quello di comprendere il livello delle stratificazioni e il generale la distribuzione degli ossalati, forse identificabili con la mineralizzazione di sostanze organiche, da attribuirsi ad un trattamento (sempre a base di sostanze organiche), o trattamenti applicati a scopo protettivo. Le prove di rimozione parziale e/o assottigliamento degli ossalati superficiali sono state giudicate anche a seconda della possibilità di mantenere un equilibrio tonale fra le diverse parti della statua, ormai fortemente degradata. Le stratificazioni che coprivano le parti fortemente abrase o polverizzate, sono state completamente rimosse tramite ripetuti impacchi di carbonato d'ammonio seguiti, per la maggior parte, dall'intervento con il laser a varia potenza. Il livello di assottigliamento delle pellicole di ossalati dalle parti di superficie ancora integra è stato giudicato dalla presenza e continuità di superficie intorno ai segni di doratura. Dopo la rimozione delle croste nere è stata verificata la distribuzione degli ossalati e il fatto che le pellicole ad ossalato svolgevano una funzione protettiva fino a quando formavano un film omogeneo. Al di sotto, in genere, le superfici scolpite sono ancora integre; nelle zone caratterizzate da discontinuità del film (le parti più sporgenti del panneggio, la testa), vi sono fenomeni di polverizzazione estesi oppure localizzati. La disomogeneità degli strati di ossalato aveva lasciato la superficie della scultura con segni di "pitting", con il marmo delle zone lacunose bianco e gessoso, in contrasto con il tono generalmente ocra delle superfici immediatamente circostanti, fenomeno particolarmente evidente sui volumi più sporgenti o nei sottosquadra. In queste zone più aride e "gessose" si è intervenuti con mezzi meccanici tipo bisturi, con lo scopo di uniformare cromaticamente le superfici, valorizzare le qualità di trasparenza intrinseca del marmo, e soprattutto e per evidenziare i più minuti segni di lavorazione e trattamenti superficiali. Sono stati eseguiti dei ritocchi pittorici sotto tono, ad acquerello, considerati necessari per eliminare i contrasti tonali fra piccole zone chiare isolate e i residui di ossalato ancora presenti sulle superfici del marmo. Alla fine è stato applicato un sottile strato di cera microcristallina diluita al 3% in essenza di petrolio.
- Ente responsabile: Opera di Santa Maria del Fiore
- Nome operatore: NIKE ( Restauro opere d' arte)
- Ente finanziatore: Opera di Santa Maria del Fiore